FORME DEL SAPERE IN PSICOLOGIA

Saggi su Aldo Carotenuto

a cura di Giorgio Antonelli

Bompiani, Milano, 1993

Autori e titoli:

Ottavio Rosati, Il triplo psicodramma di Aldo Carotenuto; Amedeo Caruso, Ritratto di psicoartista; Cristina Schillirò, La ferita-feritoia. Itinerario interiore tra le idee, le immagini e le emozioni che attraversano gli scritti di Aldo Carotenuto; Carlo Romano, Io che non sono del ramo; Mario Cardillo, Il mondo e la realtà interiore; Marco Balenci, La storia dell’Es di Groddeck e il Sé junghiano; Patrizia Montella, Corpo a corpo: una lettura della relazione terapeutica; Lidia Procesi, Maternità metaforica e relazione analitica: libere riflessioni; Anna Maria Sassone, I nascondimenti del Sé ferito; Pasquale Picone, Storia personale, metamorfosi, formazione analitica; Francesco Frigione, L’ossimoro vitale: il rito tra finito e infinito; Sauro Agostini, Il tempo, la memoria e altri affanni; Luciana de Franco, Tempo di scrivere: la nostalgia abbandonata; Daniela Bucelli, L’Oggetto invisibile. Note sull’indifferenza e la meraviglia; Virginia Gasperini, Il mitologema di Marsia e la produzione artistica di Edward Burne-Jones; Silvia Martufi, Ermes-Mercurio, l’analisi e l’arte; Giorgio Antonelli, La psicoanalisi tra menzogna, godimento e sapere.

Cos’è il sapere in psicologia? E in che modo possiamo affermare che esistono affinità elettive tra quel sapere, che provvisoriamente chiamiamo psicologico, e l’arte? Tali suonano gli interrogativi di fondo che attraversano le pagine del presente lavoro, frutto della collaborazione di diversi autori che hanno voluto celebrare in questo modo il 60° compleanno di Aldo Carotenuto. Non si è cercato soltanto di individuare una specificità del sapere psicologico, ma anche di articolare relazioni e di aprire nuove prospettive, di sperimentare forse nuove condivisioni, nuove e comuni dimore.

All’interrogativo iniziale rispondono in una certa misura le parole che compongono il titolo. Non di un sapere si tratta, ma di forme del sapere. Né si tratta di un sapere che pretenda di avere vantaggi sui propri “oggetti”, del sapere che si esprime tradizionalmente come episteme, ma di un “sapere con”, ovvero di un sapere senza vantaggi, fatto di sospensioni, di ombre, di immaginazione e incertezza.

Per quanto riguarda invece il secondo interrogativo, quello che inerisce alle relazioni della psicologia con l’arte, relazioni già prese in considerazione dai pionieri della psicoanalisi, valgano gli oggetti, ovvero le forme con cui si sono confrontati gli autori di queste pagine: il corpo, le ferite che portiamo dentro la nostra anima, la memoria e la nostalgia, la formazione e la trasformazione, l’indifferenza, la meraviglia, la menzogna, il godimento.