Per le “Conversazioni del Venerdì”, del “Centro Studi di Psicologia e Letteratura, fondato da Aldo Carotenuto”, l’11 gennaio 2019, presso la libreria “Punto Einaudi” di Roma, il dottor Francesco Frigione, psicologo e psicodrammatista analitico, cerca di svelare il significato dell’archetipo cinematografico del “bambino” nel cinema (soprattutto di autore). L’esposizione sottolinea come i personaggi bambini rimandino a quell’esperienza formativa e conflittuale per ogni essere umano che è la presa di coscienza (la cui metafora è la “visione”) di un ordine familiare, sociale e culturale perverso, un ordine/disordine che sembrerebbe doveroso far finta di non percepire o su cui, in qualunque caso, il soggetto dovrebbe tacere anche a sé stesso. Ma il “bambino nel cinema” è colui che, correndo persino dei rischi mortali, sfida le ritorsioni e la cecità inconscia del mondo costituito. Frigione fa riferimento, in special modo, a tre film: “Io non ho paura”, di Gabriele Salvatores (2003), “Era mio padre”, di Sam Mendes (2002) e Shining, di Stanley Kubrick (1980). Al termine dell’esposizione, colleghi e pubblico commentano passaggi e risonanze, ponendo quesiti al relatore.