STANLEY KUBRICK:

distruttività e coscienza

        Per le “Conversazioni del venerdì” del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, fondato da Aldo Carotenuto (CSPL), il 10 febbraio 2017, presso la libreria “Punto Einaudi, di Via Labicana, a Roma, Francesco Frigione, psicologo e psicodrammatista analitico, analizza il cinema di Stanley Kubrick, portando alla ribalta il profondo acume psicologico del genio newyorkese e la complessità del suo immaginario.

Kubrick riesce a fondere la lettura archetipica delle dinamiche collettive che generano il conflitto, la guerra, la distruzione e la follia alla capacità di amare, generare e creare, mostrando l’indissolubile intreccio di queste due dinamiche in un’unica sizigia.

Frigione parte dalle prime opere del Maestro americano (da “Rapina a mano armata” a “Sentieri di Gloria”, da “Spartacus” a “Il dottor Stranamore”), inseguendo il filo rosso della sua tesi in quelli della maturità artistica (“2001: Odissea nello spazio”; “Arancia Meccanica”; “Barry Lindon”; “Shining”; “Full Metal Jacket”), fino all’epitome della sua carriera “Eyes Wide Shut”.